Archivi categoria: Comunicazione

In questa categoria sono riuniti articoli, che trattano dell’attività di divulgazione online degli ambiti tecnico-scientifici di mia professionale competenza.

Archivio documenti sull’etica della comunicazione:

Alcune personali considerazioni sull’etica e la deontologia

L’etica è lo studio del comportamento pratico dell’uomo, in questo caso il professionista, mentre la deontologia è la regola comportamentale (morale) scritta, di un gruppo di persone. L’etica analizza quindi le sfaccettature dei comportamenti, che possono conseguire a delle scelte sbagliate, nei contesti tipici di una determinata professione, e li regolamenta attraverso la deontologia, perché si mantengano nell’ambito della legalità e della correttezza.

L’etica professionale è un argomento che può risultare ostico perché, almeno fino a pochi anni fa, era a volte codificata in regole non sempre comprensibili. Negli ultimi anni i codici deontologici di varie professioni sono stati aggiornati, anche alla luce della riforma degli ordini (2012) e sono scomparse molte spigolosità, al punto che chiunque possa più convintamente ritrovarvi, codificati in regole, i valori e quindi il modo di vivere e pensare delle persone corrette, di cui spesso siamo circondati e che sono il nostro riferimento nella vita di tutti i giorni.

Se qualcuno mi dovesse chiedere un punto di vista più personale, non avrei difficoltà a dire che, secondo me, le norme di etica che regolano la professione di giornalista sono più razionali di altre, al punto che le considero uno strumento di base per perfezionare la tecnica di comunicazione e migliorare l’efficacia comunicativa. Esse vanno infatti contemporaneamente incontro, sia alle sensibilità dei lettori, sia alla necessità di tutelare l’indipendenza del giornalista e quindi le sue forme più libere di espressione, nel momento in cui siano esercitate con correttezza.

Le carte deontologiche dei giornalisti si evolvono in un continuo rapporto con le problematiche umane e sono quindi utili per realizzare un’ottimale comunicazione. La gente legge i giornali per capire meglio le questioni d’attualità ed è molto sensibile al modo in cui siano trattate, al punto che è sempre più frequente trovare sui social-network messaggi di persone comuni, che invitano i comunicatori a un comportamento più corretto, nei casi in cui ciò non sia avvenuto. In tal senso le carte deontologiche forniscono indicazioni dettagliate riguardo come trattare alcune tematiche, evitare le faziosità, gli strafalcioni, fare attenzione alle categorie più deboli, aiutano anche a non scrivere testi ansiogeni e richiedono tassativamente di non mescolare notizie e pubblicità, tenendo quindi fuori dalle redazioni gli interessi economici esterni. Un altro utile strumento guida sono anche le ‘migliori-pratiche’ diffuse da alcune testate straniere (es. AFP; 2016; file ‘.pdf’; 26 pg.) impegnate nel mantenere un loro stile comunicativo, che le contraddistingua.

Ai comunicatori che facciano riferimento a una testata tecnica, o scientifica (di cui sono comunque responsabili i soli direttori) è per lo più richiesto di mantenere i loro articoli nel rispettivo ambito di competenza, limitandosi quindi a spiegare la scienza, o la sua applicazione alla realtà pratica (la tecnica), senza far discorsi chiaramente politici. Trovo che questo limite sia di aiuto, perché la scienza non è opinabile e ciò vale anche per un argomento tecnico (essendo applicativo della scienza alla realtà pratica). Sebbene in questo caso possano essere prospettate differenti soluzioni per uno stesso problema, esse avranno sempre una loro oggettività (possono solo essere spiegate, più o meno bene) e anche la preferenza di un’opzione, se corretta, può essere motivata in modo univoco.

Per quanto la comunicazione delle tecniche e delle innovazioni (es. agricole) si muova in un ambito di oggettività, possono esservi difficoltà dovute al fatto che esse trovano o meno applicazione in funzione di scelte politiche e di interessi economici, che sono influenzate/i dall’opinione pubblica, che a sua volta può esserlo da parte di portatori di interesse. A questo livello sia un parere, che un articolo tecnico possono essere scambiati per punti di vista politici, poiché la valutazione dell’applicazione di un’innovazione scientifica (in campo) deve necessariamente tener conto del mercato e delle politiche economiche in vigore; conseguentemente un articolo tecnico può toccare degli interessi, ma ciò non lo rende meno oggettivo. Alcuni argomenti più legati all’ambito normativo tecnico, o anche alla tecnica di divulgazione lasciano invece più spazio a opinioni personali e, ove necessario, è utile fornire dati a supporto.

Un sito internet che voglia avere molti lettori potrebbe comunque tentare di compiacerli, o magari si asterrà dal parlare di alcuni temi, tranne in quei momenti in cui il contesto politico sia più favorevole; ciò è comprensibile ma viene meno il ruolo di stimolo nei confronti dell’opinione pubblica e quindi l’utilità di scrivere un articolo tecnico. Parlare di un tema tecnico inviso non significa infatti schierarsi e anzi l’informazione indipendente aiuta a far comprendere la scienza nei suoi contesti pratico-applicativi e quindi aiuta il lettore a capire dove potrebbe essere la ragione. Io in particolare intendo l’informazione tecnico-agraria in senso divulgativo, cioè indirizzata a chiunque – non al semplice studente/studioso/tecnico delle scienze agrarie.

Pertanto considero che la via di uscita per chi, come me, non sia giornalista è cercare una buona comunicazione tecnica, limitandosi a riportare le informazioni provenienti dalla/dalle fonte/i, arricchendole col proprio baglio culturale e di competenze, motivando le opzioni tecniche segnalate, o criticate, valutandone i ‘pro e i contro’. Alla fine questo è anche ciò che fanno ‘in campo’ molti dottori agronomi, nella pratica operativa della consulenza: essi portano l’innovazione a contatto con gli agricoltori e mettono l’agricoltore nelle condizioni di effettuare una scelta, sulla base delle sue preferenze e/o delle linee politiche imposte da norme, che spesso veicolano sussidi: è a questo livello, non in base all’opinione di chi scrive, che può essere preferito un ciclo di produzione che integri in varia misura tecniche convenzionali, conservative e biologiche, o l’applicazione di solo una di esse.

Alcuni compromessi tra informazione e contesto economico possono essere necessari

Nel caso di testate che partecipino a campagne di promozione di politiche, di filiere e di tecniche colturali, sovvenzionate dallo stato o dalla Comunità Europea, tali sussidi rendono applicative alcune scelte di indirizzo politico ed è quindi probabile che i comunicatori di tali testate si trovino a dover assecondare tali linee politiche, ma con anche l’opportunità di divenire anelli della catena di divulgazione a supporto delle scelte (come fanno i servizi di assistenza tecnica/divulgazione pubblici diffusi in molte nazioni).

La scelta alternativa di muoversi più liberamente nella scienza agronomica, proponendo tematiche più diversificate e spiegandone vantaggi e svantaggi, si scontra con il concreto rischio che il periodico su cui si scrive ne risenta, perché i lettori di riferimento diverrebbero automaticamente molto eterogenei, quando invece la pubblicità paga se è mirata a un target specifici di lettori: Si può quindi ritenere sia comunque utile avere e mantenere una linea politica.

Un’opportunità alternativa in corso di sperimentazione è il crowd-funding, ovvero la raccolta di fondi direttamente tra i propri lettori. In tal senso il lettore online già premia chi scrive bene con dei platonici ‘like’ e quindi potrebbe in futuro sovvenzionare, una tantum, le migliori attività editoriali. Il problema di fondo è che pare però difficile quantificare l’entità di tali entrate e poter programmare, su tale base, le scelte imprenditoriali. Tale opzione pare inoltre più adatta a siti generalisti, dove è più facile proporre articoli con una visione pluralista a un pubblico comunque più esteso. L’obbiettivo di tale opzione, segnalato da chi la promuove, è ambizioso e merita attenzione: rendere possibile una comunicazione di qualità, agganciata direttamente ai lettori e che si ispiri alle linee delle carte deontologiche e delle migliori pratiche della comunicazione.

Documenti e articoli di etica della comunicazione, che considero utili per migliorare la capacità di soddisfare le sensibilità dei lettori

E’ utile preventivamente segnalare che gli ambiti di interesse degli studiosi di etica si differenzia notevolmente tra il livello del comunicatore scientifico, che è spesso lo stesso ricercatore, che è direttamente investito della necessità di applicare norme relative all’etica della scienza, della ricerca e della sua pubblicazione (es. il plagio della ricerca, l’autocitazione e autoreferenzialità). Ci sono poi gli aspetti di interesse dell’impresa editoriale scientifica (es. il ‘predatory-publishing’), dei redattori e dei membri dei comitati scientifici che attuano il peer-review (es. eventuali incompatibilità).

La storia della testata Agrolinker

Agrolinker è un sito che iniziai a pubblicare nel 2002. Già dall’inizio della sua pubblicazione esso raggiunse una sorprendente visibilità in internet (successivamente venuta meno col complicarsi degli algoritmi dei motori di ricerca, che richiedevano sempre più specializzazione nell’ottimizzazione dei siti internet); tale visibilità mi fece sentire molto l’impegno di migliorarlo sempre più. Esso comprendeva un forum di discussione e una newsletter, con cui mi rapportavo con alcuni lettori; inoltre alcune pagine di recensione erano state tradotte in inglese e spagnolo.

A quei tempi c’erano però molti dubbi circa il fatto che si potesse legalmente pubblicare un sito internet, che nel mio caso era un vero e proprio portale e per questo motivo ero un po’ preoccupato: molti siti (e anch’io feci inizialmente così) specificavano lateralmente che essi non avevano una periodicità regolare e quindi potevano non considerarsi delle testate periodiche (ma in concreto era solo un ipotesi soggetta a periodiche re-interpretazioni). Fu così che alla fine decisi di registrare il sito come testata tecnica a periodicità mensile.

La regolarizzazione del sito internet avvenne tramite iscrizione nel Registro delle Testate del Tribunale Civile di Roma, città in cui sono nato ed in cui trascorro spesso lunghi periodi dell’anno. A tal fine, nel 2005, ottenni dapprima la mia registrazione nell’Elenco Speciale dei Direttori Responsabili di testata dell’Ordine dei Giornalisti, requisito necessario per dirigere una testata periodica, nel proprio ambito di competenza, senza essere giornalista. Successivamente ho registrato presso il Tribunale la testata Agrolinker, di cui risultavo anche (ovviamente) Proprietario ed Editore.

Nonostante fosse possibile richiedere i contributi per l’editoria, mai ne ho fatto richiesta e comunque la testata Agrolinker è sempre rimasta priva di lucro e di entrate pubblicitarie, sebbene l’obbiettivo permane quello di trovare spazi di remuneratività nel mercato dell’editoria, come è naturale che sia. Si tratta fondamentalmente di un embrione di impresa e infatti il sito è anche protetto da un marchio registrato fin dal 2002. Alla pubblicazione è stato inoltre attribuito, su mia richiesta, un numero ISSN. Il sito nel corso degli anni è stato linkato/citato più volte da siti internet italiani e stranieri, come fonte di articoli, da me scritti o tradotti e di pagine di recensioni.

La registrazione come testata era nel 2005 la soluzione più semplice e sicura per regolarizzare la mia pubblicazione e comportava l’indicazione sul sito di una serie di informazioni e dati richiesti dalla Legge, che hanno l’obiettivo principalmente di rendere noto il domicilio dello stampatore, il luogo di pubblicazione della testata, il numero e l’anno di registrazione presso il Tribunale, ecc. La testata deve inoltre essere riconoscibile e quindi avere una aspetto grafico costante nel tempo.

Questo tipo di regolamentazione non sembrava perfettamente a misura dei siti internet, la cui pubblicazione non richiede necessariamente una sede fissa e il cui luogo fisico di pubblicazione è il server che li pone online (spesso localizzato presso un server-provider esterno). In ogni caso allora questa era l’unica possibilità per essere a norma di legge e ho potuto notare che anche altri siti hanno effettuato la mia stessa scelta, per poter portare avanti una pubblicazione condotta, in tal modo, anche con attenzione agli standard tipici delle testate professionali e con la possibilità di sviluppi economici, che probabilmente anche in altri casi non ci sono stati: molti siti storici di divulgazione hanno chiuso, altri hanno eliminato la regolare periodicità nella pubblicazione di articoli.

Io ho proseguito per coerenza con la scelta fatta, che aveva degli svantaggi, ma che offre anche una maggiore ufficialità alla propria pubblicazione. Non mi sono però sentito solo perché ho visto che anche altri siti hanno continuato in modo analogo, probabilmente per passione. E’ evidente che internet offre poche opportunità di remunerazione, specialmente nel momento in cui si voglia mantenere distinta l’informazione tecnica dalla pubblicità. In questo senso ho pertanto migliorato il mio portale web, cercando, col tempo, di renderlo quanto più possibile simile a un vero giornale tecnico.

Quando cominciarono a diffondersi i blog e poi i social-network ebbi inizialmente l’impressione di essermi rinchiuso dentro quattro mura, perché il mio ruolo di direttore di testa tecnica richiedeva di attenersi al tema e di rispettare alcuni riferimenti deontologici essenziali, mentre parallelamente i blog, potevano scrivere qualsiasi cosa, usare un linguaggio aggressivo, potevano attivare delle discussioni senza curarsi delle tono delle risposte dei lettori, anche assumendo posizioni politiche e alla fine raggiungevano spesso una molto maggiore visibilità. E’ però evidente che una testata è un vero e proprio organo di informazione, che deve fornire aggiornamento riguardo tematiche, che possano interessare persone con interessi diversificati. Per ottenere meglio tale risultato, per un certo periodo di tempo, ho pubblicato regolarmente anche articoli di autori stranieri, che traducevo, previa richiesta di autorizzazione. Quando così non era ho comunque cercato di offrire spunti sui cui ragionare, a partire da fonti molto diversificate, che avevo classificato in base agli argomenti dei diversi canali del mio sito. Inoltre per molto tempo l’asse portante del sito sono rimaste le recensioni, che propongono tuttora delle risorse scientifiche e tecniche, utili per approfondimenti tematici liberi.

Con il tempo mi sono quindi reso conto che l’avere dei limiti mi ha agevolato, poiché non c’è stato spazio per interpretazioni di parte che avrebbero, in caso contrario, reso gli articoli troppo personalistici, sempre meno dedicati a temi tecnici e inevitabilmente noiosi. In alcuni casi soltanto ho pubblicato dei miei editoriali tecnici, che ebbi la soddisfazione di riscontrare furono comunque molto letti ed anche linkati da siti e blog esterni, ma se avessi proseguito su quella strada il sito sarebbe divenuto a tutti gli effetti un blog, il che non aveva senso nel contesto di una testata registrata, che attualmente è anche dotata di versioni in inglese e spagnolo, molto più curate che in passato, sebbene esse siano aggiornate in modo aperiodico.

Dal 2012 la registrazione di testate, aventi alcuni specifiche caratteristiche, è divenuta non più obbligatoria, in seguito al varo della legge 16 luglio 2012, n.103; di cui personalmente ho preso consapevolezza molto tempo dopo. Resta comunque aperta la possibilità di mantenere la registrazione, al fine di garantire una maggiore ufficialità alla propria pubblicazione periodica, che in forma di testata registrata  ha, per le ragioni dette, una maggiore caratterizzazione e una sorta di controllo di qualità, costituito dalle regole deontologiche dell’Ordine dei Giornalisti, che valgono anche in questo caso nonostante il responsabile del sito non goda di alcun titolo d’identificazione professionale e neanche gli sia fornito un tesserino di riconoscimento. Mantenere la registrazione di una testata lascia però anche la possibilità di sviluppare attività economiche che producano redditi maggiori del tetto definito dalla legge del 2012 ed anche di richiedere i contributi per l’editoria.

Le informazioni sopra diffuse hanno il solo fine di comunicare l’esperienza portata avanti nella pubblicazione del sito Agrolinker, ma per avere una più chiara e precisa idea delle normative del settore dell’editoria online e di come siano cambiate negli ultimi anni è consigliabile leggere informazioni pubblicate da siti di diritto, come ad esempio InterLex, un interessante sito di diritto informatico, che pubblica da molti anni una rivista mensile, che appronfondisce, fra gli altri, le tematiche normative di interesse dell’editoria online e del giornalismo.

                                   

 

The agrochemical qualification of the AgSciences graduates in Italy

The nonsense of a further planth health qualification, required for all of the AgSciences graduates, by the National Action Plan on the sustainable use of pesticides

The directive 2009/128/EC has caused a troublesome change in the profession of agronomist and till now I wonder how it could have taken place, considering that the 2009/128/EC directive only aims at ‘establishing a framework for Community action to achieve the sustainable use of pesticides’. So this directive is aimed at creating a framework legislation in order to solve some leading questions that till now had hampered the success of the Rural Development Plans (RDPs), when they targetted the agrochemical pollution in agriculture.

In such case we could have expected it were necessary to enhance the role of the professional agronomists that, almost everywhere in the world, have huge reponsibilites in providing expertise to the farmers, with the purpose of allowing them to implement best practices, aimed at protecting the environment. Consider, for example, that in Brazil ‘only agronomists can prescribe agrochemicals’ (article: published by hortidaily.com).

Apparently not all expected with the 2009/128/EC directive as gone in the right direction. Infact in January 2018, the Pesticide Action Network sent a complaint letter to the Italian Ministry of Agriculture, lamenting that some important aspects of such directive haven’t been applied.

So what were the true targets in the Italian application of the directive 2009/128/EC?

As a Doctor of Agronomy (more simply: agronomist) I soon realized that the Italian derivative legislation of the National Action Plan has firstly targetted my professional competences (Law n.3 of January 3, 1976 – art.2), because I’m no longer allowed to prescribe agrochemicals (untill I pass the new exam), although the Professional Law tells I’m able to take care of the planth’s health. Furthermore: whenever I need to care my plants I can only buy some light (and useless) chemicals, so that I can’t really care my plants, even if they are attacked by parasites! Any farmer could tell me: why don’t you take care of your plants? And they would be right: according to the Italian law I could be sanctioned because of that. So: I should pay an other consultant to keep my plants healty!

In my opinion all that has been possible because, while the 2009/128/EC stated (art.5-2):

1.   Member States shall ensure that all professional users, distributors and advisors have access to appropriate training by bodies designated by the competent authorities. This shall consist of both initial and additional training to acquire and update knowledge as appropriate.

The training shall be designed to ensure that such users, distributors and advisors acquire sufficient knowledge regarding the subjects listed in Annex I, taking account of their different roles and responsibilities.

2.   By 14 December 2013, Member States shall establish certification systems and designate the competent authorities responsible for their implementation. These certificates shall, as a minimum, provide evidence of sufficient knowledge of the subjects listed in Annex I acquired by professional users, distributors and advisors either by undergoing training or by other means.

Certification systems shall include requirements and procedures for the granting, renewal and withdrawal of certificates.’

The Italian derivative law: Legislative Decree August 14, 2012, n. 150 (Art.7) , about the same aspects, treated by the art. 5 2009/128/EC directive, has stated that:

[..]

1. The training is aimed at ensuring that all professional users, distributors and consultants on the use of plant protection products have adequate knowledge, constantly updated, in the subjects listed in Annex I. The education includes the training of basic elements and updating, both mandatory for professional users, distributors and consultants.’ [..]

If you know the Italian education system, you would assume the directive purposes of an improved qualification of the advisers are already satisfied by the academic record of the most of the Agricultural Sciences graduates, that (moreover) although they are enough educated about plant-health, they can’t work till they haven’t passed the Statal Examination, that qualify them as ‘Doctors of Agronomy and Doctors of Forestry’.

Surely not all of them passed same academic exames, so you could maybe think it could be useful checking the academic record of each Doctor of Agronomy / Doctor of Forestry; but the Italian national Action Plan has made something very different and strange, indeed:

It has set a short course with a final exam, to give the authorization to prescribe agrochemicals and has called the authorized professionals ‘plant-health advisers’. Also professionals not registered to any of the professional guilds of agricultural advisers are allowed at achieving such qualification, that is released at regional level; but according to the (national) Law you can’t be a plant-health consultant until you are registered to a professional guild!

Such new qualification enables to both prescribing agrochemicals and providing professional advising in IPM. All that could seem a liberal approach, maybe the right one, if it weren’t that are enabled to take such exam both high school agricultural graduate and the University Agsciences graduates (no matter if they are registered to a professional guild). So, all them have been allowed to do what, till 2014, the Doctors of Agronomy/Forestry could do, in accordance with their professional law (and now they no longer do without such exam).

The Legislative Decree August 14, 2012, n. 150 (Art.7) has apparently tried to ‘balance’ its ‘revolutionary approach’ preventing from attending the needed courses, anybody having (in 2015) a two year experience in agricultural consultancy. So also a two year-experienced high-school graduate, even if not registered to a professional guild (that in Italy is mandatory), could be exempted from attending the same course that a graduated person (even if registered to his guild) must instead attend, in the case he hasn’t the required experience! Consequently the major achievement of such law seems to disow relevance to the university degree in agricultural sciences and consequently (also) to the qualification of Doctor of Agronomy / Forestry. But not the same happens in other professions!

Somebody could think that the Italian Agricultural Science graduates be all Professional Agronomists, but NO, it’s not so: they must also be qualified, by means of a statal exam, to be a professional agronomist and furthermore they need to be registered to the Order of Doctors of Agronomy & Doctors of Forestry, a mandatory guild, that is controlled by the Ministry of Justice. Only in such cases you can consider you are a Professional Dr. Agronomist/ Forester. So we could think that could be enough. It’s not still so: they must also follow a certain number of conventions/conference every years and have an insurance in order to be permitted to work. All that was set by the Reform of the Professional Orders (D.P.R. 7 agosto 2012, n. 137), that was aimed at enhancing the free market (!). It was published only one week before the Legislative Decree August 14, 2012, n. 150 that set the Italian action plan. Can we think all such a regulation has increased the free-competition among the agricultural advisers? I don’t think so.

What happened is not only strange, but it also denies what is stated by the art.2 of the professional law (Law n.3 of January 3, 1976) of the Doctors of Agronomy/Doctors of Forestry:

‘1. Sono di competenza dei dottori agronomi e dei dottori forestali le attività volte a valorizzare e gestire i processi produttivi agricoli, zootecnici e forestali, a tutelare l’ambiente e, in generale, le attività riguardanti il mondo rurale. In particolare, sono di competenza dei dottori agronomi e dei dottori forestali (=Particularly are among the Doctors of Agronomy’s and the Doctors of Forestry’s competences:)  [..]

i) i lavori e gli incarichi riguardanti la coltivazione delle piante, la difesa fitoiatrica (=jobs and assignments dealing with the plant cultivation, the plant-health defense)‘  [..]

Usually nobody could dare think about checking the capability of a medical doctor in prescribing the right human drugs: they are professionals, they must fulfill ethic commitments and moreover they are used to practice the self-apprenticeship: this is what the university truly teach all us! So how could you think to check the agronomist’ knowledge, about the ‘subjects listed in Annex I’ (2009/128/EC): the most of such arguments are studied during the academic studies; during such period the most of the students pass examinations about plant-healt and care.

It seems evident that the 2009/128/EC directive wanted all professional prescribing agrochemicals have the same expertise; so I doubt that it wanted everybody started from point 0, no matter what he knows!

The Italian national Action Plan come into force by the Ministerial Decree 22/01/2014 that has consequently created the new ‘Plant-Health Consultant’ degree, that is attributed to those people, passing a regional examination mostly based on the agrochemical regulation. Such regional regulation can be different in each Italian region creating possible inequalities.

Against these comprehensive circumstances is apreciable that the National Council of the Order of Agronomists (CONAF), in 2016, has appealed to the Italian Administrative Justice. Their petition was against the Ministerial Decree 22/01/2014 (Italian National Action Plan), but unfortunately they endly lost their legal battle  (TAR Lazio:n.12730/2016 del 21/12/2016 and State Council, sentence n. 1577 del 12 marzo 2018).
As follow you can also read the final Press-release published (‘.pdf’) by the National Council of the Doctors of Agronomy and Forestry .

Anyway also inside a same professional register you could find some unfair differences, infact, navigating the lists of ‘plant-health consultants’, you could find people who has highlighed (in their online profile) a qualification/experience in not so related matters; but such circumstance doesn’t prevent them to pass the exam and get the ‘plant-health consultant’ qualification too. Infact any guild’s member is allowed to get jobs related to all the competences listed in the art.2 of the professional law, no matter if they are rural appraisers, cattle experts, landscape architechts, or plant-patologists. At a same time, you could find people who (according to their profile) are qualified as plant-pathologist/entomologist, but they are wating to attend the mandatory agrochemical course.

The lack of qualification at prescribing agrochemicals is very important because can prevent from providing IPM expertise to the farmers (e.g.), in the context of the EU Rural Development Plans (RDPs), a true opportunity to get jobs for many agronomists. Do you think that could be right?

I haven’t till now taken part to any of such courses (and following exam), because the plant-health competence of the Doctors of Agronomy and Doctors of Forestry is anyway established by the Italian Professional Law (Law n.3, of January 7, 1976; art. 2), but I’m no longer able to prescribe agrochemicals, while (e.g.) in Brazil, on the contrary, agronomists are the only professionals allowed to to that!

In Lombardy (my region), if I wanted register to a ‘plant-health consultant’ course, that is mandatory for the most of the Doctors of Agronomy/Forestry, I should anyway wait till the course is available. So any professional who want achieve the new ‘Plant-healt consultant’ qualification must, firstly, periodically check the regional portal  ‘DOTE ON-LINE’ . In that case he (we) could assume the best search is ‘plant-health consultant’ (consulente fitosanitario): unfortunately at present this search doesn’t provide any result.

Endly I have understood there could be some pitfall in the keywrods of the course search-engine: in fact, when I fill the form-fields with the adjective ‘fitosanitario’, the search releases a series of strings such as ‘FITOSANITARIO – UTILIZZATORE PROFESSIONALE CORSO DI AGGIORNAMENTO’, ‘FITOSANITARIO – DISTRIBUTORE CORSO DI AGGIORNAMENTO’, ‘UTILIZZATORE FITOSANITARIO’ and ‘CORSO BASE DISTRIBUTORE FITOSANITARIO’, where ‘utilizzatore fitosanitario’ seemingly stands for ‘utilizzatore di prodotti fitosanitari’ and ‘distributore fitosanitario’ stands possibly for ‘utilizzatore di prodotti fitosanitari’.

Anyway, till now (August 15, 2019), no string displays courses for ‘consulente fitosanitario’, or maybe ‘consulente per l’utilizzo di prodotti fitosanitari’.

That’s all from Italy.

Last Update August 19, 2019 – 02:02 a.m.

Hobby – SatTV

Dal 1994 coltivo un marcato interesse per la TV satellitare, nei limiti di quel che mi può consentire il balcone di una casa di città.
Verso il 1995 sull’Eutelsat II F1, che corrispondeva all’attuale Hotbird (13°Est), la TV satellitare era prevalentemente analogica, con una media di 10-15 trasponders/canali visibili, la maggior parte dei quali in chiaro. Di quell’epoca, a 19° Est c’erano l’Astra1 A, B, C e D, (lanciati in successione a partire dal 1989), sui quali trasmettevano i canali tedeschi in chiaro e quelli inglesi, criptati in un formato analogico, allora molto diffuso, che si chiamava videocrypt.

Ho sempre installato gli impianti da solo e quasi subito passai ad uno motorizzato. Avevo un motore Horizont-to-Horizont, poi acquistai un rudimentale motore che controllava sia la verticale che l’orizzontale. Non che avessi delle particolari necessità, ma avevo capito che il primo motore spostandosi inclinato andava a portare la parabola, nelle posizioni più estreme, a essere maggiormente coperta dalle pareti che delimitano il mio balconcino. Invece con il secondo tipo di motore gudagnavo segnale soprattutto sui 30 °Ovest, dove ai tempi l’Hispasat trasmetteva dei canali tematici in spagnolo.

Solo dopo scoprii che il secondo tipo di motore richiedeva il controllo dell’inclinazione dell’LNB, che normalmente viene ottenuta con appositi LNB, che però sono montati su parabole più grosse. Mi trovavo quindi ad utilizzare le prime tecnologie satellitari consumer e si evidenziava che spesso le nuove componenti degli impianti andavano a ‘emulare’ le caratteristiche di impianti più grandi, ma con poca probabilità di riuscirci. Alla fine presi a ruotare manualmente il convertitore della mia parabola da 90 cm, per ottimizzare il segnale nelle posizioni in cui era più debole, come ad esempio accadeva a 18°Ovest, dove l’Intelsat 515 trasmetteva i feed delle televisioni italiane. Il segnale analogico in PAL, o in SECAM (per i canali francesi), per chi si ricorda, era tutto punteggiato, perché a differenza del digitale non si spacca e ciò permetteva di intravedere il video e cominciare a percepire l’audio, anche quando il segnale era molto debole.

Come procedura (rudimentale) di puntamento della parabola (era il 1995) operavo più, o meno così: se il segnale era forte, puntavo con il motore il canale più debole e poi cominciavo a scorrere manualmente la frequenza. Avevo un sintonizzatore Telewire che permetteva anche di regolare la soglia del segnale da 0.1 a 1 e alla fine si riuscivano centrare anche segnali molto deboli (con una parabola da 90 cm, per satelliti che erano dati per visibili con una da 150-180 cm). C’è anche da dire che ai tempi la figura di rumore dei convertitori universali si era rapidamente spostata da 1,3 a 0,5 (attualmente è 0,2-0,1) e già quello portò un notevole miglioramento nella ricezione dei segnali. Il senso di tale misura è che veniva eliminata l’interferenza del rumore e il segnale era più puro, ma variabile nelle diverse frequenze.

Quando c’era solo l’Astra1A o poco più (nel 1990) io non avevo ancora una parabola, ma una persona che l’aveva installata mi aveva detto che ne usava una da 180 cm (per vedere i canali tedeschi nella banda Ku), mentre la CNN inizialmente (1992) si vedeva solo sull’Intelsat a 27° Ovest e qualcuno nel mio condominio aveva proposto di mettere un’antenna enorme per vedere solo quel canale.

La CNN, già allora, era molto conosciuta, poiché durante la guerra del Golfo (1992) era replicata, durante la notte, da TeleMontecarlo, che quindi trasmise la guerra in diretta: gli aerei americani che bombardavano l’Iraq di Saddam Hussein. La prima Guerra del Golfo scoppiò, poiché il dittatore irakeno aveva occupato il Kuwait, che si trova a Sud dell’Irak ed era alleato degli Stati Uniti.

Come già detto sopra, non appena (1994) io installai la mia prima parabola, non resistetti molto con una parabola fissa da 90 cm puntata solo sull’Astra1 e cominciai a girarla a destra e a sinistra, per vedere cosa si riusciva a vedere dei vari canali in chiaro presenti sugli altri satelliti. Ad esempio i canali in spagnolo e portoghese per l’estero trasmettevano dall’Eutelsat II F2 a 10° Est, un satellite che aveva anche dei canali di servizio, che ai tempi non erano criptati e la cosa incuriosiva.

Si potevano vedere gli operatori televisivi mentre preparavano, con la telecamera accessa, la diretta degli interventi nei telegiornali europei. Poi arrivavano i giornalisti corrispondenti, si pettinavano un poco, si sistemavano la cravatta e provavano i microfoni, sui quali a volte si sentiva il rumore del vento produrre una strana distorsione. A breve iniziava la diretta che spesso durava 5 minuti. A volte registravano gli interventi, dopo aver fatto le prove.

Una delle cose più divertenti che ricordo era il retroscena di una trasmissione di intrattenimento, in cui la presentatrice prendeva contatto con i personaggi che erano arrivati. Degli anziani, ex-personaggi, ma per lei sembravano dei perfetti sconosciuti. Gli parlavano della loro vita, gli dicevano i loro nomi.

Poi partita la diretta, venivano presentati con tutti gli onori, come se si conoscevano da una vita.

La televisione.

Competenze informatiche

Alcuni ricordi degli albori dei Personal Computer

Quando frequentavo l’università, la Facoltà di Agraria era molto affollata rispetto agli spazi a disposizione. Le aule dei corsi erano spesso inadeguate a consentire di seguire seduti le lezioni, ogni volta. Alla fine diveniva perfettamente normale recarsi all’università tutti i giorni senza riuscire a seguire le lezioni e poi trattenersi a studiare, finché questa cosa non diveniva un’abitudine.

Non essendoci internet, ogni approfondimento delle materie di studio comportava anche di doversi recare in biblioteca a cercare, su vecchi libri e riviste, la spiegazione di concetti non compresi. Quando non si trovava posto anche in biblioteca e nei pochi spazi di studio allora esistenti ci si spostava a studiare in altre facoltà, per poi tornare più tardi a cercare posto nella propria.

In tal modo conobbi iscritti di altre facoltà e in particolare studenti di informatica, matematica, medicina, geologia, farmacia: gente che, come me, era spesso di Milano, a differenza dei miei compagni di corso, che venivano prevalentemente da fuori città. In quell’epoca si stava anche sviluppando l’uso dei computer e in particolare, frequentando vari studenti di informatica finii per essere contagiato dai loro stessi interessi e presi conoscenza dei linguaggi di programmazione, di cui sentivo parlare spesso.

I più diffusi allora erano Basic, Fortrain, Pascal; ma il più affascinante sembrava il C (e C++), perché è un linguaggio di più ‘basso livello’, cioè più prossimo al linguaggio della macchina, rispetto al Basic, che era invece considerato un linguaggio più semplice da utilizzare, ma per tale motivo era anche meno adatto a produrre programmi efficienti. Il Basic sembrava un giochino da principianti che molti usavano per iniziare a programmare. Al contrario il C è un linguaggio più difficile e infatti il mio tentativo di impararlo è rimasto incompiuto, anche perché dopo aver installato un compilatore C, che girava in ambiente DOS, esso neanche funzionava sempre a dovere sul mio PC, impedendomi di potermi esercitare.

Ai tempi avevo a casa un computer assemblato 386 poi aggiornato a Pentium, un desktop familiare inizialmente dotato del sistema DOS (ad interfaccia testuale) e poi con anche di Windows3.1 e Word 6.0. Per dare l’idea dei tempi, Windows 3.1 veniva installato inserendo in successione 7 dischetti da 1,5 Mb, chiaramente un sistema molto più leggero di quelli attualmente in commercio, ma era in grado ugualmente di fare cose egregie.

Nel DOS c’era una shell (un interfaccia di testo) che permetteva di dare istruzioni al sistema operativo creando dei ‘file batch’, ovvero sequenze di comandi, che potevano essere collegati tra loro per creare degli script, che venivano interpretati e trasformati in istruzioni e potevano anche essere avviati in automatico, inserendoli nel famigerato file autoexec.bat, uno dei file fondamentali del sistema operativo DOS, contenente le istruzioni che partivano all’avvio del Personal Computer. Inoltre nel DOS era presente un’interfaccia dotata di una versione semplificata del linguaggio BASIC: il QBasic (quick basic) e utile per imparare a creare programmi. Ai tempi si diceva che vi fosse una grande richiesta di programmatori informatici e questo spingeva molto l’interesse verso l’informatica, anche da parte di chi abitualmente s’interessava di altre cose.

La semplicità del sistema operativo MS DOS/Windows ai tempi permetteva di avere una chiara idea di come funzionasse tutto il computer e così i linguaggi di programmazione sembravano una semplice strada per arrivare al controllo di queste macchine, che alla fine si usavano quasi solo per operazioni di calcolo ed elaborazione e stampa di testi; non esistevano quindi forme di perditempo, come avviene spesso ora utilizzando internet e i social-network. C’era qualche gioco elettronico, come quello dei marzianetti a cui si sparava con un cannoncino, oppure il Packman e il Tetris.

La (mia) scoperta degli ipertesti e l’utilizzo dei primi programmi tecnici

Finita l’università un conoscente, vero esperto di computer, mi parlò di linux RedHat e dei linguaggi per la realizzazione di ipertesti (l’html e i fogli di stile ‘CSS’), che imparai rapidamente, almeno nella misura in cui mi servivano per scrivere il codice del mio futuro sito internet.

Successivamente tentai di superare un concorso pubblico per un posto di istruttore tecnico agronomico e approfondii l’uso del Word e dell’Excel, che poi mi tornò utile per realizzare un foglio di calcolo, che eseguiva l’elaborazione dei dati delle analisi del terreno e in pratica svolgeva degli esercizi di chimica del suolo, che all’università avevo fatto in gran numero preparando tale esame, ma senza poter contare sui risultati (che mancavano sull’eserciziario).

Pubblicai tale foglio di calcolo sul mio sito internet, anche in spagnolo ed esso fu scaricato da moltissime persone. Davvero una soddisfazione che probabilmente aiutò a rendere popolare il mio sito, che avevo anche linkato nel foglio di calcolo.

Nel 2002 seguii anche un corso di progettazione di giardini per diplomati, in cui imparai moltissime cose, sebbene presto capii che, a parità di impegno, sarebbe stato meglio seguire un master di paesaggismo, che era insegnato presso la stessa scuola. Però rimasi comunque soddisfatto perché, come avviene spesso nei corsi per diplomati, gli insegnanti mi trasmisero le nozioni essenziali riguardo varie materie, che poi ho approfondito per mio conto. Ne parlo in questo contesto perché il corso era formalmente indirizzato all’apprendimento del disegno di giardini con AutoCad e Photoshop, ma fu l’occasione per conoscere anche la storia dei giardini, l’utilizzo delle specie vegetali nella progettazione dei giardini, le principali problematiche del verde urbano, la botanica sistematica delle principali specie arboree e arbustive ornamentali.

Il sistema operativo Linux

Parallelamente ho lentamente sviluppato la conoscenza del sistema operativo linux, che era anche quello utilizzato dal server del mio sito, che è fornito da un noto operatore.

Ormai sui miei computer utilizzo esclusivamente sistemi linux, poiché essi sono divenuti molto stabili, il software è quasi sempre gratuito, si aggiorna rapidamente da solo, senza richiedere l’installazione di librerie accessorie e si riescono anche a trovare programmi adatti a qualsiasi attività collegata al sito internet, o alle attività professionali tecniche.

Tra essi i principali sono Thunderbird (programma di posta elettronica), Firefox (il browser web) l’OpenOffice – ‘Writer‘ per l’elaborazione dei testi e ‘Calc’ per realizzare fogli di calcolo. Per l’elaborazione delle immagini uso orma da vari anni il GIMP, ma ultimamente sto scoprendo le grandi potenzialità di ImageMagic, un programma utilizzato per impartire comandi testuali alla Shell e che permette, ad esempio, di convertire gruppi di file da un formato grafico a un altro.

Con Linux ormai esiste un programma per ogni attività che si deve fare col computer e quasi tutti funzionano molto bene, al punto che è possibile collegare molti tipi di stampanti/scanner e farle/i funzionare quasi subito.

Altre opportunità offerte dai sistemi linux sono legate ad alcuni programmi chiave come le Virtualbox, che permettono di installare altri sistemi operativi (esempio Windows) dentro Linux; c’è poi il programma Wine, che consente d’installare programmi per Windows dentro un sistema Linux e in tal modo abilitare l’utilizzo di programmi come i software catastali DOCFA e Pregeo.

Inoltre è possibile creare chiavette USB avviabili al boot del computer e che, installandovi dei sistemi Linux, possono essere utili per riavviare sistemi operativi bloccati, operando dall’esterno.

Altri programmi molto interessante è TestDisk, che permette di recuperare intere partizioni precedentemente perse e Veracrypt che permette di criptare interi hard-disk, partizioni separate e singoli files.

L’ambiente windows risulta tuttora più maneggevole, ma l’ambiente linux è più completo e soprattutto più sicuro, rispetto agli attacchi informatici, che non sono un problema da poco quando, ad esempio in uno studio professionale, si gestiscano i dati dei clienti. Il nuovo regolamento europeo ‘General Data Protection Regulation’ (GDPR) richiede di applicare e di dichiarare il tipo di precauzioni che vengono prese per mantenere i dati al sicuro e in questo senso la conoscenza dell’uso di alcuni programmi Linux (gratuiti) permette agevolmente di soddisfare i requisiti richiesti.

Pagine sui SocialMedia

Di seguito le pagine sui socialnetwork del sito Agrolinker e quelle mie personali, suddivise per argomento:

Twitter:

  • AgriSci-Agrolinker: https://twitter.com/ForumAgrolinker
  • Rural-Agrolinker: https://twitter.com/ForoAgrolinker
  • Landscape-Agrolinker: https://twitter.com/Agri_landscapes

Infine c’è una pagina sperimentale in tedesco.

Facebook:

https://www.facebook.com/External.Agrolinker (pagina di sola presentazione, classificata come pagina ‘brand’).

Reddit:

C’è anche una pagina praticamente inattiva su Reddit: https://www.reddit.com/user/AgriSci-Agrolinker/

GooglePlus:

Ho inoltre attivato tre pagine ‘brand’ su GooglePlus, in italiano, inglese e spagnolo, ma esse sono sempre state inattive.

———————————————————————–

Inoltre ho una pagina personale su Twitter:

  • La pagina https://twitter.com/AgSciWriter, collegata alle precedenti, che utilizzo per imparare nuove cose ed in cui discuto di argomenti vari di mio interesse.

Ho anche una pagina di presentazione su GooglePlus:

  • Essa è sempre stata inattiva e mi ero quasi dimenticato della sua esistenza: https://plus.google.com/115585806359596735804

Facebook:

La mia pagina Facebook, riportante il mio nome e cognome, è stata aperta automaticamente alla registrazione ma è inattiva e serve esclusivamente a tenere attivo l’account del sito Agrolinker.