La storia della testata Agrolinker

Agrolinker è un sito che iniziai a pubblicare nel 2002. Già dall’inizio della sua pubblicazione esso raggiunse una sorprendente visibilità in internet (successivamente venuta meno col complicarsi degli algoritmi dei motori di ricerca, che richiedevano sempre più specializzazione nell’ottimizzazione dei siti internet); tale visibilità mi fece sentire molto l’impegno di migliorarlo sempre più. Esso comprendeva un forum di discussione e una newsletter, con cui mi rapportavo con alcuni lettori; inoltre alcune pagine di recensione erano state tradotte in inglese e spagnolo.

A quei tempi c’erano però molti dubbi circa il fatto che si potesse legalmente pubblicare un sito internet, che nel mio caso era un vero e proprio portale e per questo motivo ero un po’ preoccupato: molti siti (e anch’io feci inizialmente così) specificavano lateralmente che essi non avevano una periodicità regolare e quindi potevano non considerarsi delle testate periodiche (ma in concreto era solo un ipotesi soggetta a periodiche re-interpretazioni). Fu così che alla fine decisi di registrare il sito come testata tecnica a periodicità mensile.

La regolarizzazione del sito internet avvenne tramite iscrizione nel Registro delle Testate del Tribunale Civile di Roma, città in cui sono nato ed in cui trascorro spesso lunghi periodi dell’anno. A tal fine, nel 2005, ottenni dapprima la mia registrazione nell’Elenco Speciale dei Direttori Responsabili di testata dell’Ordine dei Giornalisti, requisito necessario per dirigere una testata periodica, nel proprio ambito di competenza, senza essere giornalista. Successivamente ho registrato presso il Tribunale la testata Agrolinker, di cui risultavo anche (ovviamente) Proprietario ed Editore.

Nonostante fosse possibile richiedere i contributi per l’editoria, mai ne ho fatto richiesta e comunque la testata Agrolinker è sempre rimasta priva di lucro e di entrate pubblicitarie, sebbene l’obbiettivo permane quello di trovare spazi di remuneratività nel mercato dell’editoria, come è naturale che sia. Si tratta fondamentalmente di un embrione di impresa e infatti il sito è anche protetto da un marchio registrato fin dal 2002. Alla pubblicazione è stato inoltre attribuito, su mia richiesta, un numero ISSN. Il sito nel corso degli anni è stato linkato/citato più volte da siti internet italiani e stranieri, come fonte di articoli, da me scritti o tradotti e di pagine di recensioni.

La registrazione come testata era nel 2005 la soluzione più semplice e sicura per regolarizzare la mia pubblicazione e comportava l’indicazione sul sito di una serie di informazioni e dati richiesti dalla Legge, che hanno l’obiettivo principalmente di rendere noto il domicilio dello stampatore, il luogo di pubblicazione della testata, il numero e l’anno di registrazione presso il Tribunale, ecc. La testata deve inoltre essere riconoscibile e quindi avere una aspetto grafico costante nel tempo.

Questo tipo di regolamentazione non sembrava perfettamente a misura dei siti internet, la cui pubblicazione non richiede necessariamente una sede fissa e il cui luogo fisico di pubblicazione è il server che li pone online (spesso localizzato presso un server-provider esterno). In ogni caso allora questa era l’unica possibilità per essere a norma di legge e ho potuto notare che anche altri siti hanno effettuato la mia stessa scelta, per poter portare avanti una pubblicazione condotta, in tal modo, anche con attenzione agli standard tipici delle testate professionali e con la possibilità di sviluppi economici, che probabilmente anche in altri casi non ci sono stati: molti siti storici di divulgazione hanno chiuso, altri hanno eliminato la regolare periodicità nella pubblicazione di articoli.

Io ho proseguito per coerenza con la scelta fatta, che aveva degli svantaggi, ma che offre anche una maggiore ufficialità alla propria pubblicazione. Non mi sono però sentito solo perché ho visto che anche altri siti hanno continuato in modo analogo, probabilmente per passione. E’ evidente che internet offre poche opportunità di remunerazione, specialmente nel momento in cui si voglia mantenere distinta l’informazione tecnica dalla pubblicità. In questo senso ho pertanto migliorato il mio portale web, cercando, col tempo, di renderlo quanto più possibile simile a un vero giornale tecnico.

Quando cominciarono a diffondersi i blog e poi i social-network ebbi inizialmente l’impressione di essermi rinchiuso dentro quattro mura, perché il mio ruolo di direttore di testa tecnica richiedeva di attenersi al tema e di rispettare alcuni riferimenti deontologici essenziali, mentre parallelamente i blog, potevano scrivere qualsiasi cosa, usare un linguaggio aggressivo, potevano attivare delle discussioni senza curarsi delle tono delle risposte dei lettori, anche assumendo posizioni politiche e alla fine raggiungevano spesso una molto maggiore visibilità. E’ però evidente che una testata è un vero e proprio organo di informazione, che deve fornire aggiornamento riguardo tematiche, che possano interessare persone con interessi diversificati. Per ottenere meglio tale risultato, per un certo periodo di tempo, ho pubblicato regolarmente anche articoli di autori stranieri, che traducevo, previa richiesta di autorizzazione. Quando così non era ho comunque cercato di offrire spunti sui cui ragionare, a partire da fonti molto diversificate, che avevo classificato in base agli argomenti dei diversi canali del mio sito. Inoltre per molto tempo l’asse portante del sito sono rimaste le recensioni, che propongono tuttora delle risorse scientifiche e tecniche, utili per approfondimenti tematici liberi.

Con il tempo mi sono quindi reso conto che l’avere dei limiti mi ha agevolato, poiché non c’è stato spazio per interpretazioni di parte che avrebbero, in caso contrario, reso gli articoli troppo personalistici, sempre meno dedicati a temi tecnici e inevitabilmente noiosi. In alcuni casi soltanto ho pubblicato dei miei editoriali tecnici, che ebbi la soddisfazione di riscontrare furono comunque molto letti ed anche linkati da siti e blog esterni, ma se avessi proseguito su quella strada il sito sarebbe divenuto a tutti gli effetti un blog, il che non aveva senso nel contesto di una testata registrata, che attualmente è anche dotata di versioni in inglese e spagnolo, molto più curate che in passato, sebbene esse siano aggiornate in modo aperiodico.

Dal 2012 la registrazione di testate, aventi alcuni specifiche caratteristiche, è divenuta non più obbligatoria, in seguito al varo della legge 16 luglio 2012, n.103; di cui personalmente ho preso consapevolezza molto tempo dopo. Resta comunque aperta la possibilità di mantenere la registrazione, al fine di garantire una maggiore ufficialità alla propria pubblicazione periodica, che in forma di testata registrata  ha, per le ragioni dette, una maggiore caratterizzazione e una sorta di controllo di qualità, costituito dalle regole deontologiche dell’Ordine dei Giornalisti, che valgono anche in questo caso nonostante il responsabile del sito non goda di alcun titolo d’identificazione professionale e neanche gli sia fornito un tesserino di riconoscimento. Mantenere la registrazione di una testata lascia però anche la possibilità di sviluppare attività economiche che producano redditi maggiori del tetto definito dalla legge del 2012 ed anche di richiedere i contributi per l’editoria.

Le informazioni sopra diffuse hanno il solo fine di comunicare l’esperienza portata avanti nella pubblicazione del sito Agrolinker, ma per avere una più chiara e precisa idea delle normative del settore dell’editoria online e di come siano cambiate negli ultimi anni è consigliabile leggere informazioni pubblicate da siti di diritto, come ad esempio InterLex, un interessante sito di diritto informatico, che pubblica da molti anni una rivista mensile, che appronfondisce, fra gli altri, le tematiche normative di interesse dell’editoria online e del giornalismo.